Parco Naturale Regionale di Bracciano - Martignano

Agenda degli Eventi


Amministrazione Trasparente

Albo Fornitori

PIANO DEL PARCO

Newsletter
Acconsento ai sensi dell'art. 13 del D.lgs. 196/2003 al trattamento e alla comunicazione dei miei dati personali nall'ambito dell'attività svolta
    

Importante ritrovamento faunistico nel Parco

Importante ritrovamento faunistico nel Parco
Nel corso di un sondaggio esplorativo effettuato il 21 agosto nell’ambito del progetto InNat presso la Faggeta di Monte Raschio ad Oriolo Romano, (recentemente riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità), un gruppo di tecnici, guardiaparco e stagisti del Parco ha individuato un esemplare vivo di Rosalia alpina, un raro coleottero di colore azzurro cenere, la cui precedente segnalazione in zona risaliva a quasi cento anni fa.
Il Parco di Bracciano Martignano, dopo una giornata seminariale tecnico-formativa presso la Riserva Naturale Tevere-Farfa, ha aderito nel mese di giugno al progetto InNAt “Promozione della Rete Natura 2000 e monitoraggio a scala nazionale di specie di insetti protetti”.
L'impegno sarà soprattutto nelle attività divulgative in merito al programma didattico “Insetti nella Rete” e per la raccolta dei dati distributivi di specie protette di insetti.

In tale ambito il Parco ha iniziato, durante i mesi estivi, alcuni survey esplorativi e speditivi per verificare l’esistenza di aree boschive con legno morto in piedi o a terra esposte al sole, che costituiscono l’habitat elettivo per le 4 specie di coleotteri saproxilici target del progetto Osmoderma eremita, Lucanus cervus, Cerambyx cerdo e Rosalia alpina.
Tali azioni esplorative, durante una delle quali è stata ritrovata la Rosalia alpina, rappresentano uno step fondamentale per valutare l’esistenza di aree idonee e pre monitoraggio per l’anno 2019.
La Rosalia alpina (Linnaeus 1758) è un coleottero di dimensioni medio grandi (15-40 mm), dalla meravigliosa colorazione azzurro cenere del corpo, delle zampe e delle antenne.
Lo splendido coleottero carambicide è stato segnalato l’ultima volta nel territorio del Parco dall’entomologo Paolo Luigioni nel 1920 (Luigioni, 1927) e dopo circa 98 anni è stato ritrovato un nuovo esemplare.
L’importanza di questo ritrovamento, sottolinea il direttore dell'Ente Parco Daniele Badaloni, è una ulteriore conferma che la tutela della faggeta, inclusi gli alberi "morti", è il presupposto per avere una ricchissima diversità di forme di vita, la cosiddetta biodiversità. In primo luogo per l’avifauna, il cui esempio tipico è rappresentato dai picchi, legati alle piante vecchie e marcescenti, necessarie per l’alimentazione e in parte per la riproduzione, ed in secondo luogo per le migliaia di invertebrati, le centinaia di funghi saprofiti (decompositori) e i numerosi microrganismi che vivono nel legno morto a terra, tutti facenti parte di complessi naturali indispensabili al funzionamento dell’ecosistema foresta.  Un ottimo risultato ottenuto grazie anche all'impegno del personale dell'Ente.