Storia
La storia dell’Agro Sabatino, in parte compreso nel Parco di Bracciano, è scritta nel suo paesaggio. Posto tra il Mare Tirreno e la pianura del Tevere, con lo sfondo orientale segnato dai massicci appenninici , è un territorio geologicamente molto giovane. L’ apertura del Mare Tirreno, con il conseguente assottigliarsi della crosta terrestre, permise l’affioramento di enormi quantità di materiali vulcanici (piroclastiti e lave ) determinando lo spostamento del corso del Tevere, riempiendo le aree occupate nel Pliocene dal mare e dalle paludi costiere Su queste aree l’erosione fluviale creò profonde incisioni, dando origini alle forre e ai tabulati che costituiscono un elemento morfologico caratteristico del paesaggio vulcanico laziale. Gli uomini frequentarono fin dal Paleolitico inferiore il territorio sabatino, malgrado le eruzioni vulcaniche, attratti dalla disponibilità di acqua e dalla presenza di una ricca fauna. Nell’area sabatina sono stati ritrovati una selce di fabbricazione acheuleana (300.000 anni fa) e strumenti di pietra del Paleolitico medio e superiore.Ma è solo con la fine dei fenomeni vulcanici, avvenuta circa 40.000 anni fa che è possibile avere un’idea precisa dell’ambiente e del paesaggio sabatino. Ricerche effettuate sul fondo dei Laghi di Monterosi e di Baccano (quest’ultimo prosciugato nel XIX secolo) hanno reso possibile, attraverso lo studio dei pollini fossili, definire l’ambiente botanico a partire dall’ultima glaciazione.
Circa 18.000 anni fa, l’area sabatina era caratterizzata da una vegetazione steppica in cui la pianta più diffusa era l’Artemisia. Con il migliorare delle condizioni climatiche intorno a 12.000 anni fa si sviluppò una foresta decidua.a nocciolo, abete e quercia. Questa foresta si estendeva senza soluzioni di continuità dai Monti Cimini e costituì.in età storica la celeberrima Silva Ciminia. Piccole bande di Homo Sapiens seguivano le mandrie di animali utilizzando un territorio di caccia molto vasto, dal mare alle montagne.
Enormi territori erano abitati da poche migliaia di cacciatori nomadi. La situazione cambiò radicalmente con la grande trasformazione della società e dell’economia umana che ha preso il nome di Rivoluzione neolitica. Gli uomini diventarono stanziali grazie alla pratica dell’agricoltura e dell’allevamento. Nell’area sabatina gruppi forse provenienti da Oriente, diedero vita al più antico villaggio di sponda dell’Europa occidentale; essi producevano farro, orzo, leguminose e utilizzavano il papavero, forse per usi rituali. Tra gli animali, cacciati o allevati, venivano mangiati cinghiali, lepri, suini e bovini. Il villaggio che fu occupato per altri 400 anni, aveva anche un’area artigianale in cui sono state recuperate due piroghe di quercia attualmente al Museo Pigorini e ad Anguillara Sabazia. Nell’età del bronzo, si svilupparono alcuni villaggi rivieraschi presso Vicarello, Vigna Grande, Vigna di Valle, Acquarella, Bracciano, La Sposetta, sul Lago di Bracciano, e un insediamento sulla riva del Lago di Martignano. L’economia di questi insediamenti non era molto diversa dall’economia neolitica, ma il ritrovamento,negli scavi archeologici, di semi di olive e di resti equini fanno pensare a scambi commerciali e culturali con il mondo mediterraneo e l’Europa centrale. Peraltro a poche decine di chilometri dal Lago di Bracciano, a Luni, sul Mignone, in un’area occupata da un villaggio dell’età del Bronzo, fu trovato un frammento di ceramica tardo micenea.mentre i recenti scavi dell’area ionica della Calabria confermano un reticolo di relazioni intensissimo tra l’Italia meridionale e la Grecia cinque secoli prima della colonizzazione dellla Megale Ellas.
Alla fine dell’eta del bronzo una situazione politica e sociale meno tranquilla causò l’abbandono dei villaggi rivieraschi e la formazione di villaggi fortificati e arroccati sui poggi facilmente difendibili. Monte Sant’Angelo, che occupa il crinale tra il Lago di Martignano e la Conca di Baccano venne occupata nel Bronzo finale e rimase in vita nella età del ferro, costituendo un probabile caposaldo veiente. Proprio in questo periodo (villanoviano recente e finale ) si determinarono le divisioni territoriali che in età storica definiranno i domini delle polis etrusche di Veio e Caere Le vecchie società villanoviane, organizzate in clan tribali con una limitata differenziazione sociale vennero a contatto con i popoli che, provenendo dal Mediterraneo orientale, cominciarono a frequentare le coste tirreniche. Nell’arco di poche decine di anni una nuova classe di principi si impadronì delle terre e del potere politico dando origine alla civiltà urbana degli Etruschi. I corredi tombali del VII secolo esprimono l’autorappresentazione delle classi dominanti, il loro gusto per i prodotti di lusso .provenienti dall’Oriente. I grandi tumuli funerari eretti nelle necropoli presso le città e lungo le strade sono i veri e propri segnacoli territoriali del nuovo potere. Nell’area sabatina, area periferica rispetto ai centri egemoni di Veio e di Caere, mancano, è vero, a causa anche della mancanza di materiale da costruzione resistente, grandi strutture funerarie monumentali ma la presenza di famiglie principesche è dimostrata dalla ricchezza dei corredi trovati nelle tombe, soprattutto nell’area settentrionale del Lago di Bracciano, nell’attuale Comune di Trevignano. Tra il VII e il VI secolo a.c. vi fu un grande incremento demografico reso possibile dal miglioramento delle tecniche agricole e dalla coltivazione della vite e dell’olivo, i due protagonisti dell’economia e dell’alimentazione mediterranea. La loro importanza, economica e simbolica, era tale che alcuni secoli più tardi,in età imperiale, il grande erudito Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia scriveva: “Duo sunt liquores humanis corporibus gratissimi, intus vini, foris olei” .
La trasformazione del territorio in epoca etrusca nell’area sabatina è attestata dalla presenza di numerosissimi siti in tutto il territorio con una concentrazione tra il Lago di Bracciano e il Lago di Martignano, dalle canalizzazioni di drenaggio.e dalla prime infrastrutture stradali. Le vicende storiche del conflitto tra le città etrusche e Roma coinvolsero anche l’area sabatina. Con la conquista di Veio del 396 a.c. e le assegnazioni delle terre ai coloni romani e ai gruppi di cittadini etruschi che avevano defezionato durante il lungo conflitto, e un secolo più tardi con la definitiva eclissi di Caere, dopo il 273, l’Agro Sabatino entra nella fase della definitiva romanizzazione. I cambiamenti non furono però radicali: le ricognizioni archeologiche hanno dimostrato una sostanziale continuità nel modello di occupazione del suolo nel III secolo a.C., fondato su piccole e medie proprietà. Sono le guerre puniche.che provocano l’abbandono della campagna e sono concausa del processo di trasformazione verso una forma di economia agricola più specialistica ed intensiva fondata sul lavoro servile. Tra il II e il I secolo a.c. si attua il passaggio dal “paesaggio dei coloni” al “paesaggio delle ville” di cui il territorio sabatino offre numerosissimi esempi archeologici. La romanizzazione dell’area, la sua vocazione a soddisfare le richieste di derrate.agricole fresche della metropoli romana genera una nuova rete stradale.
Ad oriente viene costruita la strada di crinale Cassia; nella parte occidentale la via Clodia, costruita utilizzando e cucendo tracciati viari più antichi. Esse costituiscono gli assi di lunga percorrenza a cui si collegano numerosissimi diverticoli locali. Il modello prevalente di insediamento è quello sparso. Per le necessità amministrative e commerciali, viene fondata la Praefectura Fori Clodii, lungo la via Clodia nell’attuale tenuta Odescalchi, nei pressi della Chiesa di San Liberato, probabilmente amministrata da un funzionario inviato (il prefetto) da Roma. Il paesaggio, nel periodo a cavallo tra la fine della Repubblica e l’alto Impero (I secolo a.c. – II secolo d.c.) è fortemente segnato dal sistema della ville, proprietà estese per qualche centinaio di ettari con una struttura residenziale centrale in cui veniva praticata un’agricoltura estensiva (vino, olio, frumento ma anche ortaggi) con manodopera schiavile.
Nel settore Nord dei Monti Sabatini, la presenza dei grandi boschi, ultima propaggine dell’antica Silva cimina permetteva lo sfruttamento del legname e l’allevamento brado soprattutto dei maiali. Né va dimenticato lo sfruttamento delle risorse ittiche del lago, probabilmente oggetto di appalto, che venivano ampiamente commercializzate sul mercato romano. La trasformazione di quello che è stato definito il paesaggi classico avviene a partire dalla metà del II secolo d.c., in seguito alla crisi dell’agricoltura italica messa a dura prova dalla concorrenza delle province. E’ a partire da questo periodo che vanno delineandosi le strutture dell’economia latifondista (grandissimi fondi,abbandono di gran parte degli insediamenti agricoli, basso investimento di capitali, coltura estensiva, pastorizia) che segnerà tutta la fase tardoantica. Le drammatiche vicende dell’arrivo della popolazioni “barbariche” non cambiarono radicalmente l’aspetto del territorio sabatino. L’occupazione gota applicò il sistema della tertia, la requisizione della terra parte delle proprietà dei romani, e lasciò il sistema del latifondo nelle mani degli antichi proprietari. Benché ridotti, gli scambi commerciali continuavano, come è testimoniato dalla presenza di ceramica africana di tardo V secolo nell’area sabatina. Fu la guerra tra i Goti e i Bizantini (535-553) che provocò un drastico peggioramento della situazione.
Le operazioni militari interessarono anche il territorio sabatino come è testimoniato dalla rottura dell’Acquedotto Traiano da parte delle truppe di Vitige.impegnate nell’assedio di Roma e del successivo restauro(537) a cura del comandante in capo delle truppe bizantine, Belisario. I guasti della guerra provocarono un ulteriore spopolamento delle campagne, che il successivo arrivo dei Longobardi (dopo il 568) che si attestarono per due secoli nelle aree immediatamente a Nord del Lago di Bracciano, rese forse più drammatico, come è testimoniato dall’abbandono della sede vescovile di Forum Clodii per l’abitato difeso di Monterano.Ma è proprio in questo periodo oscuro che si strutturò la nuova forza che avrebbe segnato la storia dell’Agro per i successivi mille anni ed oltre: la Chiesa di Roma. Tra il VII e l’VIII secolo il termine Patrimonium Sancti Petri assunse un significato nuovo, diverso da quello semplicemente amministrativo del periodo precedente con cui di definivano le grandi proprietà latifondistiche di proprietà papale. Il Patrimonium era diventato una realtà politica, distinta e contrapposta ai Ducati longobardi e all’Esarcato bizantino. Durante l’ottavo secolo si assiste a un ripopolamento delle campagne laziali attraverso la fondazione da parte dei Papi Zaccaria ed Adriano I delle domusculte , ampi territori “cum vineis,olivetis, aquimolis et triticum seu hordeum, vinum vero, seu diversa legumina”, organizzati in fondi che facevano riferimento ad una chiesa. Nel territorio veiente vi erano le domusculte di Capracorum (presso Formello) e Galeria. Nel territorio sabatino recenti ipotesi suggeriscono la presenza di una piccola domusculta nell’area nord del lago. Un’altra forma di insediamento era la massa, un insieme di fondi riuniti amministrativamente: nel territorio del Parco di Bracciano, la Massa Caesana comprendeva i fondi di Baccano, Martignano e Stracciacappe. La relativa tranquillità seguita alla fine del Regno Longobardo fu sconvolta nella metà del IX secolo da un nuovo soggetto che ,partendo dai deserti dell’Arabia, aveva stravolto l’equilibrio geopolitico dell’area mediterranea. Gli Arabi colpirono ripetutamente non solo le coste laziali ma si spinsero verso l’interno. La stessa Roma fu saccheggiata nell’846. Il monaco Benedetto che viveva sul Monte Soratte riferisce che i Saraceni, all’inizio del X secolo, occuparono militarmente la campagna romana e furono sconfitti dagli abitanti di Nepi e Sutri coalizzati, presso il Lago di Baccano nel 914. Questa situazione di insicurezza fu una delle cause che provocò il fenomeno dell’incastellamento nella Campagna romana. Tra il X e il XIII secolo nacquero borghi murati intorno ad una struttura di difesa, i castra. Campagnano nel 1076, Trevignano, Anguillara, Bracciano, sottoposti alla signoria delle grandi famiglie feudali (i Vico e gli Orsini). Si afferma il modello della società feudale che resisterà, nel nostro territorio, fino al XIX secolo. Non si pensi però ad una situazione univoca. Accanto alle grandi proprietà signorili, vi erano piccoli fondi di proprietà individuale dei contadini e estensioni di terra pubblica (le universitates) a prato e bosco in cui essi potevano portare i loro animali e approvvigionarsi di legna. Il modello di insediamento fondato sui borghi chiusi rimase stabile, anche se numerosi abitati furono abbandonati, a partire soprattutto dal XIV secolo, a causa delle lotte feudali, della peste e della malaria che colpirono molte aree della Tuscia. Per avere un’idea della demografia del territorio sabatino nel lunghissimo periodo feudale è possibile utilizzare i censimenti del 1656 e del 1701 con un riferimento al XV secolo ottenuto estrapolando i dati della tassazione del sale del 1416. Anguillara aveva 600 abitanti (presunti) nel 1416 e 553 e 1000 rispettivamente nel 1656 e nel 1701; Cesano 600 nel 1416 e 450 nel 1701. Trevignano, 300, 490 e 477;Bassano 160 e 924 e 1158; Bracciano 800, 1044 e 1280; Sutri 1200, 1264 e 1773. Le condizioni di vita nel lungo periodo feudale erano piuttosto penose. Gli archivi storici dei comuni intorno al Lago di Bracciano ci forniscono un quadro vivace,ma abbastanza deprimente dei costumi e della vita quotidiana. Gli aspetti giuridici ed amministrativi erano regolati dagli statuti che nel XVI secolo furono emanati per la comunità di Campagnano, Trevignano Romano, Anguillara e Bracciano. Dalle disposizioni statutarie relative ai danni provocati a i beni di cittadini si può ricavare un’idea precisa delle piante di interesse agricolo coltivate nello Stato di Bracciano. Nove articoli sono dedicati ai danni dati nelle vigne due per i campi di grano e di orzo, due per i canneti, uno per i campi di lino e canapa, due per gli orti divisi in domestici e campestri, in cui venivano coltivati verdure, zucchine, meloni, cipolle. Un quadro che rimarrà quasi immutato fino alle grandi trasformazioni economiche e sociali seguite alla Rivoluzione francese e, in maniera radicale, dopo la II Guerra Mondiale. La società contadina sabatina, rimasta chiusa per secoli, fu costretta ad entrare nella storia moderna più o meno in modo recalcitrante,prima con la coscrizione obbligatoria napoleonica, poi con la Repubblica Romana e alla fine con il grande macello della I Guerra Mondiale. Uomini, che per secoli erano rimasti confinati in uno spazio chiuso, determinato dai profili delle colline e del lago, illetterati, furono gettati nel mondo della macchina mondiale: coloro che ritornarono portarono almeno i rudimenti della contemporaneità. Avvennero le prime occupazioni delle terre che vennero distribuite in piccoli appezzamenti da parziali espropri delle grandi proprietà feudali. L’avvento del fascismo bloccò il processo di emancipazione delle antiche plebi agrarie ma fu una parentesi. Sarà la modernizzazione capitalistica dell’Italia degli anni ’60 a modificare ormai in maniera strutturale, anche fisicamente, un mondo che poco era cambiato negli ultimi 1000 anni. I vecchi assetti proprietari che avevano dato forma al paesaggio sabatino furono sconvolti, gli abitati che avevano avuto trend demografici secolari minimi si espansero rapidamente fuori delle cinte urbiche vennero occupate le rive del lago e le colline in un processo vorticoso avvenuto senza nessuna pianificazione. L’agricoltura e l’allevamento lasciarono spazio all’edilizia, al turismo ed al terziario. Il territorio sabatino divenne, nel suo nuovo aspetto un prolungamento dell’area urbana di Roma. La nascita del Parco di Bracciano-Martignano (1999) ha segnato, almeno nelle intenzioni, il primo tentativo contemporaneo di pianificare, partendo dalla considerazione dell’intreccio tra dimensione naturale e quella storica e sociale, la nuova realtà complessa dell’Agro Sabatino: un nuovo paradigma prima ancora che una nuova struttura amministrativa.
Circa 18.000 anni fa, l’area sabatina era caratterizzata da una vegetazione steppica in cui la pianta più diffusa era l’Artemisia. Con il migliorare delle condizioni climatiche intorno a 12.000 anni fa si sviluppò una foresta decidua.a nocciolo, abete e quercia. Questa foresta si estendeva senza soluzioni di continuità dai Monti Cimini e costituì.in età storica la celeberrima Silva Ciminia. Piccole bande di Homo Sapiens seguivano le mandrie di animali utilizzando un territorio di caccia molto vasto, dal mare alle montagne.
Enormi territori erano abitati da poche migliaia di cacciatori nomadi. La situazione cambiò radicalmente con la grande trasformazione della società e dell’economia umana che ha preso il nome di Rivoluzione neolitica. Gli uomini diventarono stanziali grazie alla pratica dell’agricoltura e dell’allevamento. Nell’area sabatina gruppi forse provenienti da Oriente, diedero vita al più antico villaggio di sponda dell’Europa occidentale; essi producevano farro, orzo, leguminose e utilizzavano il papavero, forse per usi rituali. Tra gli animali, cacciati o allevati, venivano mangiati cinghiali, lepri, suini e bovini. Il villaggio che fu occupato per altri 400 anni, aveva anche un’area artigianale in cui sono state recuperate due piroghe di quercia attualmente al Museo Pigorini e ad Anguillara Sabazia. Nell’età del bronzo, si svilupparono alcuni villaggi rivieraschi presso Vicarello, Vigna Grande, Vigna di Valle, Acquarella, Bracciano, La Sposetta, sul Lago di Bracciano, e un insediamento sulla riva del Lago di Martignano. L’economia di questi insediamenti non era molto diversa dall’economia neolitica, ma il ritrovamento,negli scavi archeologici, di semi di olive e di resti equini fanno pensare a scambi commerciali e culturali con il mondo mediterraneo e l’Europa centrale. Peraltro a poche decine di chilometri dal Lago di Bracciano, a Luni, sul Mignone, in un’area occupata da un villaggio dell’età del Bronzo, fu trovato un frammento di ceramica tardo micenea.mentre i recenti scavi dell’area ionica della Calabria confermano un reticolo di relazioni intensissimo tra l’Italia meridionale e la Grecia cinque secoli prima della colonizzazione dellla Megale Ellas.
Alla fine dell’eta del bronzo una situazione politica e sociale meno tranquilla causò l’abbandono dei villaggi rivieraschi e la formazione di villaggi fortificati e arroccati sui poggi facilmente difendibili. Monte Sant’Angelo, che occupa il crinale tra il Lago di Martignano e la Conca di Baccano venne occupata nel Bronzo finale e rimase in vita nella età del ferro, costituendo un probabile caposaldo veiente. Proprio in questo periodo (villanoviano recente e finale ) si determinarono le divisioni territoriali che in età storica definiranno i domini delle polis etrusche di Veio e Caere Le vecchie società villanoviane, organizzate in clan tribali con una limitata differenziazione sociale vennero a contatto con i popoli che, provenendo dal Mediterraneo orientale, cominciarono a frequentare le coste tirreniche. Nell’arco di poche decine di anni una nuova classe di principi si impadronì delle terre e del potere politico dando origine alla civiltà urbana degli Etruschi. I corredi tombali del VII secolo esprimono l’autorappresentazione delle classi dominanti, il loro gusto per i prodotti di lusso .provenienti dall’Oriente. I grandi tumuli funerari eretti nelle necropoli presso le città e lungo le strade sono i veri e propri segnacoli territoriali del nuovo potere. Nell’area sabatina, area periferica rispetto ai centri egemoni di Veio e di Caere, mancano, è vero, a causa anche della mancanza di materiale da costruzione resistente, grandi strutture funerarie monumentali ma la presenza di famiglie principesche è dimostrata dalla ricchezza dei corredi trovati nelle tombe, soprattutto nell’area settentrionale del Lago di Bracciano, nell’attuale Comune di Trevignano. Tra il VII e il VI secolo a.c. vi fu un grande incremento demografico reso possibile dal miglioramento delle tecniche agricole e dalla coltivazione della vite e dell’olivo, i due protagonisti dell’economia e dell’alimentazione mediterranea. La loro importanza, economica e simbolica, era tale che alcuni secoli più tardi,in età imperiale, il grande erudito Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia scriveva: “Duo sunt liquores humanis corporibus gratissimi, intus vini, foris olei” .
La trasformazione del territorio in epoca etrusca nell’area sabatina è attestata dalla presenza di numerosissimi siti in tutto il territorio con una concentrazione tra il Lago di Bracciano e il Lago di Martignano, dalle canalizzazioni di drenaggio.e dalla prime infrastrutture stradali. Le vicende storiche del conflitto tra le città etrusche e Roma coinvolsero anche l’area sabatina. Con la conquista di Veio del 396 a.c. e le assegnazioni delle terre ai coloni romani e ai gruppi di cittadini etruschi che avevano defezionato durante il lungo conflitto, e un secolo più tardi con la definitiva eclissi di Caere, dopo il 273, l’Agro Sabatino entra nella fase della definitiva romanizzazione. I cambiamenti non furono però radicali: le ricognizioni archeologiche hanno dimostrato una sostanziale continuità nel modello di occupazione del suolo nel III secolo a.C., fondato su piccole e medie proprietà. Sono le guerre puniche.che provocano l’abbandono della campagna e sono concausa del processo di trasformazione verso una forma di economia agricola più specialistica ed intensiva fondata sul lavoro servile. Tra il II e il I secolo a.c. si attua il passaggio dal “paesaggio dei coloni” al “paesaggio delle ville” di cui il territorio sabatino offre numerosissimi esempi archeologici. La romanizzazione dell’area, la sua vocazione a soddisfare le richieste di derrate.agricole fresche della metropoli romana genera una nuova rete stradale.Ad oriente viene costruita la strada di crinale Cassia; nella parte occidentale la via Clodia, costruita utilizzando e cucendo tracciati viari più antichi. Esse costituiscono gli assi di lunga percorrenza a cui si collegano numerosissimi diverticoli locali. Il modello prevalente di insediamento è quello sparso. Per le necessità amministrative e commerciali, viene fondata la Praefectura Fori Clodii, lungo la via Clodia nell’attuale tenuta Odescalchi, nei pressi della Chiesa di San Liberato, probabilmente amministrata da un funzionario inviato (il prefetto) da Roma. Il paesaggio, nel periodo a cavallo tra la fine della Repubblica e l’alto Impero (I secolo a.c. – II secolo d.c.) è fortemente segnato dal sistema della ville, proprietà estese per qualche centinaio di ettari con una struttura residenziale centrale in cui veniva praticata un’agricoltura estensiva (vino, olio, frumento ma anche ortaggi) con manodopera schiavile.
Nel settore Nord dei Monti Sabatini, la presenza dei grandi boschi, ultima propaggine dell’antica Silva cimina permetteva lo sfruttamento del legname e l’allevamento brado soprattutto dei maiali. Né va dimenticato lo sfruttamento delle risorse ittiche del lago, probabilmente oggetto di appalto, che venivano ampiamente commercializzate sul mercato romano. La trasformazione di quello che è stato definito il paesaggi classico avviene a partire dalla metà del II secolo d.c., in seguito alla crisi dell’agricoltura italica messa a dura prova dalla concorrenza delle province. E’ a partire da questo periodo che vanno delineandosi le strutture dell’economia latifondista (grandissimi fondi,abbandono di gran parte degli insediamenti agricoli, basso investimento di capitali, coltura estensiva, pastorizia) che segnerà tutta la fase tardoantica. Le drammatiche vicende dell’arrivo della popolazioni “barbariche” non cambiarono radicalmente l’aspetto del territorio sabatino. L’occupazione gota applicò il sistema della tertia, la requisizione della terra parte delle proprietà dei romani, e lasciò il sistema del latifondo nelle mani degli antichi proprietari. Benché ridotti, gli scambi commerciali continuavano, come è testimoniato dalla presenza di ceramica africana di tardo V secolo nell’area sabatina. Fu la guerra tra i Goti e i Bizantini (535-553) che provocò un drastico peggioramento della situazione.
Le operazioni militari interessarono anche il territorio sabatino come è testimoniato dalla rottura dell’Acquedotto Traiano da parte delle truppe di Vitige.impegnate nell’assedio di Roma e del successivo restauro(537) a cura del comandante in capo delle truppe bizantine, Belisario. I guasti della guerra provocarono un ulteriore spopolamento delle campagne, che il successivo arrivo dei Longobardi (dopo il 568) che si attestarono per due secoli nelle aree immediatamente a Nord del Lago di Bracciano, rese forse più drammatico, come è testimoniato dall’abbandono della sede vescovile di Forum Clodii per l’abitato difeso di Monterano.Ma è proprio in questo periodo oscuro che si strutturò la nuova forza che avrebbe segnato la storia dell’Agro per i successivi mille anni ed oltre: la Chiesa di Roma. Tra il VII e l’VIII secolo il termine Patrimonium Sancti Petri assunse un significato nuovo, diverso da quello semplicemente amministrativo del periodo precedente con cui di definivano le grandi proprietà latifondistiche di proprietà papale. Il Patrimonium era diventato una realtà politica, distinta e contrapposta ai Ducati longobardi e all’Esarcato bizantino. Durante l’ottavo secolo si assiste a un ripopolamento delle campagne laziali attraverso la fondazione da parte dei Papi Zaccaria ed Adriano I delle domusculte , ampi territori “cum vineis,olivetis, aquimolis et triticum seu hordeum, vinum vero, seu diversa legumina”, organizzati in fondi che facevano riferimento ad una chiesa. Nel territorio veiente vi erano le domusculte di Capracorum (presso Formello) e Galeria. Nel territorio sabatino recenti ipotesi suggeriscono la presenza di una piccola domusculta nell’area nord del lago. Un’altra forma di insediamento era la massa, un insieme di fondi riuniti amministrativamente: nel territorio del Parco di Bracciano, la Massa Caesana comprendeva i fondi di Baccano, Martignano e Stracciacappe. La relativa tranquillità seguita alla fine del Regno Longobardo fu sconvolta nella metà del IX secolo da un nuovo soggetto che ,partendo dai deserti dell’Arabia, aveva stravolto l’equilibrio geopolitico dell’area mediterranea. Gli Arabi colpirono ripetutamente non solo le coste laziali ma si spinsero verso l’interno. La stessa Roma fu saccheggiata nell’846. Il monaco Benedetto che viveva sul Monte Soratte riferisce che i Saraceni, all’inizio del X secolo, occuparono militarmente la campagna romana e furono sconfitti dagli abitanti di Nepi e Sutri coalizzati, presso il Lago di Baccano nel 914. Questa situazione di insicurezza fu una delle cause che provocò il fenomeno dell’incastellamento nella Campagna romana. Tra il X e il XIII secolo nacquero borghi murati intorno ad una struttura di difesa, i castra. Campagnano nel 1076, Trevignano, Anguillara, Bracciano, sottoposti alla signoria delle grandi famiglie feudali (i Vico e gli Orsini). Si afferma il modello della società feudale che resisterà, nel nostro territorio, fino al XIX secolo. Non si pensi però ad una situazione univoca. Accanto alle grandi proprietà signorili, vi erano piccoli fondi di proprietà individuale dei contadini e estensioni di terra pubblica (le universitates) a prato e bosco in cui essi potevano portare i loro animali e approvvigionarsi di legna. Il modello di insediamento fondato sui borghi chiusi rimase stabile, anche se numerosi abitati furono abbandonati, a partire soprattutto dal XIV secolo, a causa delle lotte feudali, della peste e della malaria che colpirono molte aree della Tuscia. Per avere un’idea della demografia del territorio sabatino nel lunghissimo periodo feudale è possibile utilizzare i censimenti del 1656 e del 1701 con un riferimento al XV secolo ottenuto estrapolando i dati della tassazione del sale del 1416. Anguillara aveva 600 abitanti (presunti) nel 1416 e 553 e 1000 rispettivamente nel 1656 e nel 1701; Cesano 600 nel 1416 e 450 nel 1701. Trevignano, 300, 490 e 477;Bassano 160 e 924 e 1158; Bracciano 800, 1044 e 1280; Sutri 1200, 1264 e 1773. Le condizioni di vita nel lungo periodo feudale erano piuttosto penose. Gli archivi storici dei comuni intorno al Lago di Bracciano ci forniscono un quadro vivace,ma abbastanza deprimente dei costumi e della vita quotidiana. Gli aspetti giuridici ed amministrativi erano regolati dagli statuti che nel XVI secolo furono emanati per la comunità di Campagnano, Trevignano Romano, Anguillara e Bracciano. Dalle disposizioni statutarie relative ai danni provocati a i beni di cittadini si può ricavare un’idea precisa delle piante di interesse agricolo coltivate nello Stato di Bracciano. Nove articoli sono dedicati ai danni dati nelle vigne due per i campi di grano e di orzo, due per i canneti, uno per i campi di lino e canapa, due per gli orti divisi in domestici e campestri, in cui venivano coltivati verdure, zucchine, meloni, cipolle. Un quadro che rimarrà quasi immutato fino alle grandi trasformazioni economiche e sociali seguite alla Rivoluzione francese e, in maniera radicale, dopo la II Guerra Mondiale. La società contadina sabatina, rimasta chiusa per secoli, fu costretta ad entrare nella storia moderna più o meno in modo recalcitrante,prima con la coscrizione obbligatoria napoleonica, poi con la Repubblica Romana e alla fine con il grande macello della I Guerra Mondiale. Uomini, che per secoli erano rimasti confinati in uno spazio chiuso, determinato dai profili delle colline e del lago, illetterati, furono gettati nel mondo della macchina mondiale: coloro che ritornarono portarono almeno i rudimenti della contemporaneità. Avvennero le prime occupazioni delle terre che vennero distribuite in piccoli appezzamenti da parziali espropri delle grandi proprietà feudali. L’avvento del fascismo bloccò il processo di emancipazione delle antiche plebi agrarie ma fu una parentesi. Sarà la modernizzazione capitalistica dell’Italia degli anni ’60 a modificare ormai in maniera strutturale, anche fisicamente, un mondo che poco era cambiato negli ultimi 1000 anni. I vecchi assetti proprietari che avevano dato forma al paesaggio sabatino furono sconvolti, gli abitati che avevano avuto trend demografici secolari minimi si espansero rapidamente fuori delle cinte urbiche vennero occupate le rive del lago e le colline in un processo vorticoso avvenuto senza nessuna pianificazione. L’agricoltura e l’allevamento lasciarono spazio all’edilizia, al turismo ed al terziario. Il territorio sabatino divenne, nel suo nuovo aspetto un prolungamento dell’area urbana di Roma. La nascita del Parco di Bracciano-Martignano (1999) ha segnato, almeno nelle intenzioni, il primo tentativo contemporaneo di pianificare, partendo dalla considerazione dell’intreccio tra dimensione naturale e quella storica e sociale, la nuova realtà complessa dell’Agro Sabatino: un nuovo paradigma prima ancora che una nuova struttura amministrativa.
