Monumenti naturali
La Caldara di Manziana (SIC IT6030009)
Il monumento naturale della Caldara di Manziana, che si estende per 90ha, istituito con legge regionale n° 64 del 26 Settembre 1988, è di proprietà dell' Università Agraria di Manziana, ed è situato all'estreme propaggini sud-occidentali del complesso vulcanico Sabatino. Nella parte centrale della Caldara, a testimonianza dei fenomeni post vulcanici, è presente una polla dalla quale sviluppano esplosioni freatiche di acque sulfuree che raggiungono la temperatura di 27 gradi. L'origine di questo geyser è dovuta alla vaporizzazione delle acque meteoriche che nel sottosuolo vengono a contatto con il magma ancora incandescente. La denominazione Caldara deriva infatti dalla somiglianza con un pentolone di acqua bollente, ovvero calderone.
Dal punto di vista botanico la zona è interessante per la presenza boschetti di ontano nero che si prolungano lungo il fosso della Caldara, accompagnati dalla felce florida (Osmunda regalis) ed altre felci. La peculiarità di quest’area è senz’altro la presenza insolita di un boschetto di betulla bianca (Betulla pendula) specie arborea che vive in climi freddi, in ambienti di tundra, il cui indigenato è, però, quanto meno dubbio. Potrebbe essere un relitto post-glaciale, durante le glaciazioni, infatti, le specie vegetali a clima più freddo, dopo aver colonizzato zone a latitudini più basse, sono ritornate progressivamente nei loro habitat ideali dopo lo scioglimento dei ghiacci; in questo caso le betulle, perfettamente acclimatate, sarebbero rimaste fino ai nostri giorni grazie al particolare microclima che si differenzia dal tipo climatico mediterraneo temperato caldo del comprensorio sabatino. Un’altra ipotesi vede il boschetto di betulle come una formazione artificiale. La caldara è circondata inoltre da un querceto, costituito in prevalenza da cerro, farnetto (Quercus frainetto) e roverella, che in alcuni tratti si mescola con la betulla. All’interno del querceto si incontrano esemplari di acero minore (Acer monospessulanum), olmo minore, carpino nero e di cerrosughera. Lungo il margine del bosco, oltre che all’acero campestre e al nespolo selvatico (Mespilus germanica), è caratteristica la presenza di un consistente gruppo di melo selvatico o melastro (Malus sylvestris) in cui si possono ammirare alcuni individui particolarmente grandi. Il biancospino, il prugnolo selvatico (Prunus spinosa), la ginestra dei carbonai, e la ginestra ghiandolosa vanno a costituire lo stato arbustivo insieme a grandi cespugli di rosa di San Giovanni (Rosa sempervirens) rovo comune e rovo spinoso, nelle zone più umide lungo il fosso troviamo inoltre il sambuco.
Le Pantane e Lagusiello
Istituito nel 1997, il Monumento Naturale si estende per circa 104 ha nel Comune di Trevignano e comprende l’area paludosa delle Pantane lungo le rive del lago di Bracciano e il piccolo cratere del Lagusiello. È una delle più importanti aree per la tutela dell’avifauna acquatica. I bassi fondali e la rigogliosa vegetazione riparia caratterizzano la zona umida, particolarmente adatta per la riproduzione e la sosta di specie dell’avifauna migratoria, tra cui le più numerose sono la folaga, il cormorano, il germano, lo svasso maggiore, lo svasso piccolo, il moriglione e l’alzavola.
La vegetazione tipica del monumento naturale è caratterizzata rappresentata da Cannuccia di Palude, Giaggiolo acquatico, Menta d’acqua, Tifa, Salici, Ontani, Pioppi, Ranuncoli, Iris e Sambuchi. Si segnala la presenza dell’Elleborina palustre (Epipactis palustris), specie molto rara di orchidea, tipica delle zone umide del Lazio.
Il monumento naturale della Caldara di Manziana, che si estende per 90ha, istituito con legge regionale n° 64 del 26 Settembre 1988, è di proprietà dell' Università Agraria di Manziana, ed è situato all'estreme propaggini sud-occidentali del complesso vulcanico Sabatino. Nella parte centrale della Caldara, a testimonianza dei fenomeni post vulcanici, è presente una polla dalla quale sviluppano esplosioni freatiche di acque sulfuree che raggiungono la temperatura di 27 gradi. L'origine di questo geyser è dovuta alla vaporizzazione delle acque meteoriche che nel sottosuolo vengono a contatto con il magma ancora incandescente. La denominazione Caldara deriva infatti dalla somiglianza con un pentolone di acqua bollente, ovvero calderone.
Dal punto di vista botanico la zona è interessante per la presenza boschetti di ontano nero che si prolungano lungo il fosso della Caldara, accompagnati dalla felce florida (Osmunda regalis) ed altre felci. La peculiarità di quest’area è senz’altro la presenza insolita di un boschetto di betulla bianca (Betulla pendula) specie arborea che vive in climi freddi, in ambienti di tundra, il cui indigenato è, però, quanto meno dubbio. Potrebbe essere un relitto post-glaciale, durante le glaciazioni, infatti, le specie vegetali a clima più freddo, dopo aver colonizzato zone a latitudini più basse, sono ritornate progressivamente nei loro habitat ideali dopo lo scioglimento dei ghiacci; in questo caso le betulle, perfettamente acclimatate, sarebbero rimaste fino ai nostri giorni grazie al particolare microclima che si differenzia dal tipo climatico mediterraneo temperato caldo del comprensorio sabatino. Un’altra ipotesi vede il boschetto di betulle come una formazione artificiale. La caldara è circondata inoltre da un querceto, costituito in prevalenza da cerro, farnetto (Quercus frainetto) e roverella, che in alcuni tratti si mescola con la betulla. All’interno del querceto si incontrano esemplari di acero minore (Acer monospessulanum), olmo minore, carpino nero e di cerrosughera. Lungo il margine del bosco, oltre che all’acero campestre e al nespolo selvatico (Mespilus germanica), è caratteristica la presenza di un consistente gruppo di melo selvatico o melastro (Malus sylvestris) in cui si possono ammirare alcuni individui particolarmente grandi. Il biancospino, il prugnolo selvatico (Prunus spinosa), la ginestra dei carbonai, e la ginestra ghiandolosa vanno a costituire lo stato arbustivo insieme a grandi cespugli di rosa di San Giovanni (Rosa sempervirens) rovo comune e rovo spinoso, nelle zone più umide lungo il fosso troviamo inoltre il sambuco.Le Pantane e Lagusiello
Istituito nel 1997, il Monumento Naturale si estende per circa 104 ha nel Comune di Trevignano e comprende l’area paludosa delle Pantane lungo le rive del lago di Bracciano e il piccolo cratere del Lagusiello. È una delle più importanti aree per la tutela dell’avifauna acquatica. I bassi fondali e la rigogliosa vegetazione riparia caratterizzano la zona umida, particolarmente adatta per la riproduzione e la sosta di specie dell’avifauna migratoria, tra cui le più numerose sono la folaga, il cormorano, il germano, lo svasso maggiore, lo svasso piccolo, il moriglione e l’alzavola.La vegetazione tipica del monumento naturale è caratterizzata rappresentata da Cannuccia di Palude, Giaggiolo acquatico, Menta d’acqua, Tifa, Salici, Ontani, Pioppi, Ranuncoli, Iris e Sambuchi. Si segnala la presenza dell’Elleborina palustre (Epipactis palustris), specie molto rara di orchidea, tipica delle zone umide del Lazio.


