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Chiesto il sequestro degli impianti di captazione ACEA

Chiesto il sequestro degli impianti di captazione ACEA
Lago di Bracciano: Sindaci del Lago, Parco e Consorzio chiedono sequestro impianto captazione ACEA”
“Questa mattina abbiamo concluso la redazione e sottoscritto l’istanza con la quale abbiamo chiesto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Civitavecchia il sequestro dell’impianto di captazione del Nuovo Acquedotto Bracciano gestito da ACEA Ato2 in località Pizzoprato. Ci preme sottolineare di aver perseguito, da gennaio ad oggi, tutte le strade istituzionali possibili, anche con il supporto della Regione Lazio, per ottenere il blocco dei prelievi dal lago di Bracciano da parte di ACEA che hanno concorso irrimediabilmente al progressivo e già annunciato disastroso declino dell’ecosistema del lago e che, oggi più di ieri, è sotto gli occhi di tutti. Abbiamo costato che ACEA ha captato acqua in violazione delle disposizioni contenute nella concessione di derivazione del 1990 sia in merito alla conservazione delle escursioni del livello del lago nell’ambito di quelle naturali e sia in relazione ai periodi di prelievo consentiti.
Avendo costato inoltre che l’impianto di captazione di ACEA non è dotato di dispositivi automatici di blocco delle captazioni al raggiungimento dei limiti concessi come disposto dall’Ufficio speciale del Genio Civile e che tale impianto non è dotato di un sistema di misurazione della quantità di acqua effettivamente captata con registrazione automatica ed inalterabile dei dati, ragione per la quale non ci è stata mai data possibilità di avere certezza sulle effettive quantità di acqua prelevata, abbiamo chiesto più volte l’istallazione di adeguati dispositivi.
Dunque, ritenendo l’attività posta in essere da ACEA Ato2 ovvero la captazione in violazione delle limitazioni contenute nella concessione ministeriale, una attività palesemente abusiva al pari di quanto posto in essere da chi è stato oggetto di opportuno sequestro di piccole pompe idrauliche da parte della lodevole attività degli inquirenti nei giorni scorsi, ci siamo nuovamente rivolti alla Procura della Repubblica chiedendo il sequestro immediato dell’impianto affinchè il disastro ambientale e socio economico visibilmente noto al mondo intero non si aggravi ulteriormente. L’auspicio è che l’impianto venga sequestrato e che gli interessi di tutela del nostro lago e dei nostri territori prevalgano sugli interessi privati ed economici della Multiutility ACEA e dei suoi azionisti.
Oggi il lago è a meno 183 centimetri dal suo zero altimetrico, considerato il suo livello di benessere. Nei primi sette mesi del 2017 Acea ha captato 21,6 milioni di metri cubi corrispondenti a circa 39 centimetri di abbassamento della colonna d’acqua. Vuol dire oltre il sessanta per cento dell’acqua uscita dal lago nei primi sette mesi dell’anno.
A risentirne non è solo il lago, ma il suo intero territorio, le attività economiche e i cittadini che ci vivono. La sentenza del Tribunale delle Acque del 14 agosto scorso ha segnato un passaggio importante nel braccio di ferro tra Comune di Roma e Acea da un lato e Regione Lazio e Comuni del Parco dall’altro. Ha infatti definito i limiti ai prelievi che possono essere effettuati da Roma per garantire alla città i suoi servizi essenziali (igienici e di salute), ma non ha definito nulla dal punto di vista della tutela del nostro territorio. Su questo ha anzi espressamente richiamato la Regione Lazio a emettere un provvedimento ad hoc nel quale siano prese le misure necessarie a completare il quadro regolatorio. Manca infatti non solo stabilire un limite ai prelievi a tutela dell’integrità del sistema (meno 200 centimetri come è adesso, o meno 114 centimetri come era nella Convenzione precedentemente stipulata tra Acea e Ministero dei Lavori Pubblici) , ma occorre anche dar seguito alle esigenze di trasparenza e di controllo delle attività del gestore implementando una stazione di controllo all’interno dell’area di captazione in modo da rendere pubbliche e trasparenti le informazioni al riguardo. Inoltre è necessario che il sistema lago torni a svolgere la sua funzione di riserva idrica strategica anche dotandosi di un sistema di valutazione della disponibilità della risorse che tenga conto sia delle precipitazioni che sei livelli di quota.
Va tenuto conto che nel corso degli anni la funzione del lago è mutata così come è mutata la natura e la composizione societaria del gestore idrico e l’estensione e la popolazione afferente all’Ambito Ottimale cui il lago fa fronte con le sue limitate risorse.
E’ dal 1921 cioè da quando si è iniziato a misurare il livello del lago con continuità che non si registrano livelli come quelli attuali. Nelle crisi precedenti, del 2003 e del 2008 il lago ha impiegato circa sette anni a tornare ai livelli di normalità. Ora si stima che circa il venti per cento dei fondali sia emerso. Il danno ecosistemico è palese.
Il lago non può essere il Parco pieno di vincoli e di regole per i normali cittadini dei nostri territori mentre per la Multinazionale dell’acqua, del gas e dell’energia è un invaso da svuotare e da sfruttare a piacimento, sono due cose che non stanno insieme e si devono trovare regole nuove per convivere”
Lo dichiarano in una nota congiunta i Sindaci di Anguillara Sabazia, Trevignano Romano, Bracciano e i Presidenti del Parco regionale di Bracciano e Martignano e del Consorzio Lago di Bracciano.