E' l'ultimo nato tra i parchi del Lazio, e ben rappresenta
il tipico paesaggio vulcanico che si estende su gran parte
della fascia collinare a nord della Capitale.
A cavallo delle province di Roma e Viterbo, comprende
i due omonimi laghi - la cui superficie con seimila ettari
complessivi copre da sola circa il 40% del parco - e la
campagna adiacente. Quello di Bracciano, di gran lunga
il più esteso, costituisce una riserva d'acqua
di grande importanza per la città di Roma che se
ne avvale in occasione di ogni emergenza.
I laghi occupano il fondo di una conca legata all'attività
dell'antico vulcano sabatino, che raggiunse il suo apice
intorno a 400.000 anni fa. Una depressione ancora più
marcata di quel che oggi appare allo sguardo, se è
vero che la profondità delle acque di Bracciano
arriva fino a 165 metri al di sotto della superficie.
La cintura di colline che circonda le sponde arricchisce
la varietà del parco.
Pascoli e coltivi disegnano una campagna ancora a misura
d'uomo, in particolare in alcuni settori dell'area protetta
come alla tenuta di Vicarello.
Nei boschi collinari l'albero più diffuso è il castagno, probabilmente introdotto dai romani, ma non
mancano faggete d'alto fusto di grande bellezza come quelle
di Oriolo e del monte Termine.
L'ambiente più ricco però è naturalmente quello dei
laghi; su quello di Bracciano vi affacciano direttamente i graziosi paesi
di Trevignano, Bracciano ed Anguillara Sabazia, mentre a Martignano lo
specchio d'acqua è immerso in una splendida solitudine tra i campi.
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