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Fauna

Uccelli

La presenza di ambienti diversificati che vanno dalle zone umide, ai boschi, ai pascoli, ai coltivi, rende la fauna del Parco riccamente differenziata a seconda dell’habitat e, nel caso degli uccelli migratori, anche in relazione alle stagioni.

La zona, vista la presenza dei Laghi di Bracciano e di Martignano, rappresenta per l’avifauna acquatica un’importante area di svernamento ed accoglie un elevato numero di uccelli acquatici: il territorio del Parco costituisce, infatti, la seconda zona umida nel Lazio, per quantità di uccelli acquatici svernanti, dopo il parco Nazionale del Circeo. I boschi, le radure e gli ambienti umidi favoriscono la presenza di una ricca fauna ornitica. Sono state infatti individuate 162 specie di uccelli, 79 delle quali nidificanti. Gli uccelli acquatici si distribuiscono in funzione della profondità dell’acqua per cercare il cibo. Tra le anatre di superficie, che si immergono con la sola metà anteriore del corpo per nutrirsi della vegetazione che si trova sul fondo, oltre che di piccoli invertebrati acquatici, sono presenti il fischione (Anas penelope), che pascola in grossi gruppi sui prati del lago di Martignano, il germano reale (Anas plathyrhynchos), la canapiglia (Anas strepera), l’alzavola (Anas crecca) la più piccola tra le anatre europee, e il mestolone (Anas clypeata); più raramente si possono osservare il codone (Anas acuta) e la marzaiola (Anas querquedula).

Tra le specie tuffatrici più significative, che, per la capacità di immergersi in profondità, riescono ad alimentarsi anche nel mezzo del lago dove l’acqua è più profonda, si possono osservare: la folaga (Fulica atra), il moriglione (Aythya ferina) un anatide dal capo color mattone; tra i podicipedi troviamo lo svasso maggiore (Podiceps cristatus); lo svasso piccolo (Podiceps nigricollis) che forma fitti gruppetti lungo le rive dei due laghi, e il tuffetto (Tachybaptus ruficollis); infine, va citato il cormorano (Phalacrocorax carbo), una specie pelagica che sverna comunemente nelle acque interne. Tra le presenze più significative nei laghi di Bracciano e Martignano è da segnalare il fistione turco (Netta rufina), una rara anatra tuffatrice orientale, poco numerosa come svernante in Italia, per la quale, nel lago di Martignano, si raggiungono valori molto elevati, tra i più alti anche a livello nazionale. Da ricordare inoltre, tra le specie rare osservate negli ultimi anni, la moretta tabaccata (Aythya nyroca) e la strolaga mezzana (Gavia arctica).

Nidificano nell’area del Parco la folaga e lo svasso maggiore, mentre l’airone cenerino (Ardea cinerea) e la garzetta (Egretta garzetta), nonostante siano osservabili in quasi tutti i periodi dell’anno, soprattutto alle “Pantane“ di Trevignano, non sono nidificanti. Presenti anche molte specie tipiche del canneto e delle fasce riparali, tra cui: il tarabusino (Ixobrycus minutus), la gallinella d’acqua (Gallinula chloropus), il cannareccione (Acrocephalus arundinaceus), la cannaiola (Acrocephalus scirpaceus), il porciglione (Rallus aquaticus) e il pendolino (Remiz pendulinus). Da segnalare anche la presenza dello storno (Sturnus vulgaris) che si riunisce a formare grandi stormi che con voli spettacolari raggiungono il "dormitorio", costituito da canneti o gruppi di alberi in cui trascorrono la notte.

Durante la primavera, nel cosiddetto periodo di passo è possibile osservare sulla riva dei laghi piccoli trampolieri come il piro piro boschereccio (Tringa glareola), il piro piro culbianco (Tringa ochropus) e il piro piro piccolo (Tringa hypoleucos), quest’ultimo presente anche in inverno con qualche individuo. Numerosi sono i rapaci, anche se non nidificanti, che frequentano le rive dei laghi, come il falco di palude (Circus aëruginosus), le albanelle ed eccezionalmente, durante il periodo invernale, il falco pescatore (Pandion haliaëtus). Da segnalare la presenza del nibbio bruno (Milvus migrans), nidificante nel Parco: questo rapace si adatta pressoché a tutti gli ambienti per la varietà della sua dieta alimentare; si nutre infatti di qualsiasi cibo di origine animale come pesci, che caccia durante il periodo estivo, anfibi, rettili, uccelli, piccoli mammiferi, insetti e rifiuti di ogni sorta. Sono presenti anche il gheppio (Falco tinnunculus) e la poiana (Buteo buteo) nidificanti. L’allocco (Strix aluco) è il più comune tra i rapaci notturni presenti nei boschi del Parco, dove facilmente trova piccole prede come roditori e uccelli e ricava il nido nelle cavità degli alberi o negli anfratti rocciosi. Le zone agricole sono ancora frequentate dal barbagianni (Tyto alba), inconfondibile per il piumaggio bianco davanti e dorato sul dorso e per il disco facciale a forma di cuore, e dalla civetta (Athene noctua); entrambi utilizzano edifici o vecchi ruderi per costruire il nido. La piccola civetta, come del resto la gran parte dei rapaci notturni, il cui canto è da sempre stato associato a presagi di sventura, era invece considerata dai Greci simbolo di sapienza e sacra alla dea Atena, come ricorda il suo nome scientifico. Nei boschi, grazie anche all’abbondanza di cibo (insetti e larve), vivono numerose specie di uccelli come il picchio rosso maggiore (Picoides major) il picchio rosso minore (Picoides minor), il picchio verde (Picus viridis), che si spinge anche fuori dal bosco, nelle radure erbose circostanti. La presenza delle popolazioni di picchio è molto importante, anche perché dopo la nidificazione, spesso abbandonano i loro nidi scavati nei tronchi che offrono così rifugio ad altri abitanti del bosco. Da segnalare anche lo sparviero (Accipiter nisus), l’upupa (Upupa epops) e il rigogolo (Oriolus oriolus), specie incluse in liste rosse o segnalate in forte diminuzione nell’area europea.

Negli ultimi anni è stato riscontrato un sensibile aumento delle colonie del variopinto gruccione (Merops apiaster), parente della ghiandaia marina (Coracias garrulus), quest’ultima presenza più rara. Il gruccione arriva all’inizio della primavera e nidifica in pareti sabbiose formando dei veri e propri condomini, dove ogni coppia scava una galleria e tappezza le entrate con ali, resti di insetti e avanzi indigeribili.

Mammiferi

La popolazione di mammiferi risulta particolarmente significativa per la presenza del gatto selvatico (Felis sylvestris), e della lepre italica (Lepus corsicanus). Quest’ultima, distinta solo recentemente dalla più comune lepre europea, risulta in grave pericolo di estinzione: le cause sono riconducibili alla gestione venatoria che per decenni ha previsto ed attuato continui ripopolamenti con individui di lepre europea, aumentando così la concorrenza spazio-alimentare e diffondendo gravi patologie.

È una specie notturna che vive in ambienti boschivi, in cespuglietti e in pascoli non troppo aperti. Nei boschi del Parco sono presenti alcune specie tipiche quali il ghiro (Glis glis italicus), il topo quercino (Eliomys quercinus), il Moscardino (Muscardinus avellanarius), la martora (Martes martes), la puzzola (Mustela putorius), che secerne un liquido dall’odore estrememante sgradevole quando viene importunata; lo Scoiattolo (Sciurus vulgaris), l’istrice (Hystrix cristata) e il tasso (Meles meles) che si nutre di bacche, frutti, di invertebrati, piccoli mammiferi e uccelli; scava profonde buche e tunnel dove ricava la tana che divide spesso con volpi ed istrici. Tutte specie fortemente minacciate in Europa dallo sfruttamento eccessivo dei boschi, che causa la diminuzione dei rifugi e delle fonti alimentari. Molto più comuni la volpe (Vulpes vulpes), la donnola (Mustela nivalis), la faina (Martes foina) e il riccio (Erinaceus europeus), animale crepuscolare e notturno che riesce a vivere in ambienti diversi, ovunque ci sia abbondanza di cibo.

È stata più volte segnalata nelle zone limitrofe al territorio del Parco la presenza di una popolazione stabile di lupo (Canis lupus) nei pressi dei comuni di Veiano, Barbarano Romano, Civitella Cesi. Tra gli ungulati, il più diffuso è sicuramente il cinghiale (Sus scrofa), la cui popolazione locale è rappresentata da individui appartenenti a forme alloctone, la razza maremmana è infatti andata perduta probabilmente a causa delle immissioni effettuate con soggetti centro-europei, introdotti a scopo venatorio. Da segnalare la presenza del daino (Dama dama) del muflone (Ovis musimon), introdotto in passato nelle vicine Aree Faunistica Venatorie ed oggi in aumento. Altra specie alloctona è la nutria (Myocastor corpus), ormai naturalizzata e diffusa in Italia nei pressi di molti fiumi e laghi.

Anfibi e Rettili

Tra gli anfibi si riscontra la presenza della salamandrina dagli occhiali (Salamandrina perspicillata), particolarmente legata agli ambienti boscati umidi, preferendo quelli situati in vallate strette ed ombrose, con ruscelli e raccolte d’acqua puliti; del tritone crestato (Triturus carnifex), i giovani di questa specie presentano una caratteristica riga gialla lungo il dorso, assente nel maschio adulto, che invece sviluppa una cresta dentellata; del tritone punteggiato (Lissotriton vulgaris); del rospo comune (Bufo bufo); della raganella italica (Hyla intermedia), delle rane verdi (Pelophylax berberi/ pelophylax kl. ispanica) e della rana italica (Rana italica) endemica nell’Italia appenninica, molto sensibile all’inquinamento idrico, la sua presenza è infatti indicatrice di elevata qualità ambientale.

Per quanto concerne i rettili da segnalare la testuggine palustre (Emys orbicularis), la testuggine comune (Testudo hermanni), il geco verrucoso (Hemidactylus turcicus), la tarantola muraiola (Tarentula mauritanica), in particolare tra le pietre dei muretti a secco e sui muri di ruderi o abitazioni, l’orbettino (Anguis fragilis), il ramarro (Lacerta bilineata), che vive in zone particolarmente umide, la lucertola dei muri (Podarcis muralis), la lucertola campestre (Podarcis sicula), la luscengola (Chalcides chalcides), in areee aperte ed erbose, il biacco (Coluber viridiflavus), il colubro liscio (Coronella austriaca), il colubro del Riccioli (Coronella girondica), il colubro di Esculapio (Elaphe longissima), il cervone (Elaphe quatuorlineata), la biscia dal collare (Natrix natrix), la biscia tassellata (Natrix tassellata) e la vipera comune (Vipera aspis). Alcune specie, in particolare, per quanto riguarda gli anfibi, la salamandrina dagli occhiali e il tritone crestato italiano e tra i rettili la testuggine palustre europea, la testuggine di Hermann e il Cervone, sono segnalate come specie di interesse comunitario (Direttiva 92/43/CEE).

Pesci

L’attività antropica, in particolar modo le immissioni effettuate in tempi più o meno recenti, ha condizionato e modificato la situazione originaria del popolamento ittico dei laghi di Bracciano e Martignano.

Sono state introdotte per la pesca sportiva numerose specie alloctone tra le quali il coregone (Coregonus lavaretus), proveniente dai laghi alpini svizzeri, il persico reale (Perca fluviatilis), il persico sole (Lepomis gibbosus), il persico trota (Micropterus salmoides) e la gambusia (Gambusia holdbrooki), provenienti dal nordamerica, il carassio (Carassius carassius) e la carpa (Cyprinus carpio), provenienti dall'Asia. La presenza di queste specie non autoctone, in molti casi peraltro nemmeno rilevante sul piano economico locale, potrebbe influenzare gli equilibri ecologici fra le specie autoctone influendo così sul regolare svolgimento delle dinamiche di popolazione delle specie più interessanti. Le principali specie indigene presenti sono il luccio (Esox lucius), la tinca (Tinca tinca), la scardola (Scardinius erythrophthalmus), la rovella (Rutilus rubilio). Da segnalare la popolazione di latterino (Atherina boyeri) presente in quatitativi rilevanti ma sottoposta a forti pressioni a causa della pesca e non sostenuta da immissioni. Un’altra specie attivamente pescata è l’anguilla (Anguilla anguilla) che per la buona qualità delle acque del lago di Bracciano presenta delle caratteristiche organolettiche tali da renderla particolarmente ricercata. La pesca all’anguilla viene sostenuta con immissioni sia di stadi larvali (cieche) che di fasi giovanili (ragani), in quanto tale specie si riproduce solamente in mare. Nel comprensorio del Parco sono inoltre presenti alcune specie di interesse comunitario come il vairone (Leuciscus souffia) la cui presenza è stata riscontrata nel fiume Arrone, il barbo (Barbus plebejus), il cobite (Cobitis taenia bilineata), che riesce a sopravvivere anche in acque particolarmente povere di ossigeno in quanto possiede un’elevata superficie branchiale e riesce a svolgere una respirazione intestinale, e il ghiozzo di Ruscello anch’esso rinvenuto nel primo tratto del fiume Arrone e buon indicatore della qualità delle acque.

Insetti

Gli insetti costituiscono il gruppo di animali più numeroso sul pianeta, rappresentando circa i due terzi di tutte le specie di organismi viventi conosciute in Italia, ad esempio, delle 57.468 specie animali presenti, oltre 37.000 sono rappresentate da insetti.

Colonizzano un'enorme varietà di ambienti, svolgono diversi ruoli ecologici e spesso sono rappresentati da un grande numero di individui. È quindi evidente il loro ruolo nella conservazione della biodiversità e nel mantenimento della funzionalità degli ecosistemi. Nel territorio del Parco risultano segnalate ben 10 specie delle 39 appartenenti alla fauna italiana richiamate negli allegati della Direttiva Habitat, 92/43/CEE. Si tratta in gran parte di specie volatrici, rappresentate da Odonati (volgarmente conosciuti come libellule), Ortotteri (grilli, cavallette), Coleotteri e Lepidotteri (farfalle). Delle 57 specie di Odonati presenti nel Lazio, 25 sono state segnalate nel comprensorio del Lago di Bracciano e Martignano. Le libellule sono presenti in tutti gli ambienti acquatici: laghi, stagni d'acqua salmastra o dolce, acque permanenti e temporanee, torbiere, fiumi, ruscelli; in genere si trovano in prossimità di acque calme e poco profonde. In particolare, tra le libellule risulta presente Cordulegaster trinacriae specie vulnerabile, inclusa in Direttiva Habitat. Ha un areale ristretto, presente in Italia centro-meridionale (Lazio, Campania, Basilicata, Calabria) e Sicilia; nel Lazio è stata segnalata solo in due località della provincia di Roma, tra cui Bracciano, che rappresenta la stazione più settentrionale sinora nota. Si ritrova in corsi d'acqua puliti e ricchi di vegetazione arborea ripariale. Le ninfe vivono di preferenza in fondali sabbiosi o con sottile strato di detrito, dove la corrente è più lenta.

Tra le farfalle incluse in Direttiva Habitat, troviamo Eriogaster catax, Prosperinus prosperinus, Euplagia quadripunctaria Zerynthia polixena. Eriogaster catax, appartiene alla famiglia Lasiocampidae, ed è caratterizzata da colori molto vivaci, le larve hanno attività diurna, gli adulti sono in genere a volo notturno. Si incontra in prossimità di siepi in zone calde e soleggiate, ai margini di foreste termofile, la larva vive su cespugli e alberi di prugnolo selvatico, biancospino, querce e salici. Altra farfalla a volo crepuscolare o notturno, presente in questo territorio, è Prosperinus prosperinus, appartenente alla famiglia Sphingidae, frequenta margini di boschi e campi incolti. Si può incontrare anche Euplagia quadripunctaria, famiglia Arctiidae, che predilige ambienti caldi e aridi; gli adulti hanno attività prevalentemente notturna. Tra le farfalle diurne, entrambe appartenenti alla famiglia Papilionidae, troviamo il podalirio (Iphiclides podalirius) e la coloratissima Zerynthia polixena, quest'ultima vive invece in ambienti freschi e umidi come aree ripariali, zone paludose e radure di boschi e si ritrova di frequente in ambienti rurali come vigneti ed oliveti caratterizzati da un modesto impiego di pesticidi.

Tra i coleotteri, ordine di insetti molto ricco di specie, sono state segnalate tre specie di interesse comunitario legate agli ecosistemi forestali. Due di Cerambicidi: il Cerambix Cerdo e la Rosalia alpina, che si sviluppano in genere nel legno, soprattutto di alberi morti o deperienti; e un Lucanide il Lucanus cervus. Quest’ultimo presenta uno spiccato dimorfismo sessuale: i maschi sono più grandi delle femmine, con mandibole spesso mostruosamente sviluppate, da cui il nome di "cervi volanti".

Gli adulti sono crepuscolari e si nutrono di linfa e di essudati vegetali. Le larve xilofaghe, vivono nel legno degli alberi deperienti ed in quello morto. Prediligono boschi di latifoglie, principalmente querceti, castagneti e faggete; le larve si sviluppano nelle ceppaie di vecchie piante e svolgono l'ultima parte del loro sviluppo nel terreno. Il Cerambix Cerdo è una specie essenzialmente legata a foreste di latifoglie mature, prevalentemente quercete con piante di notevoli dimensioni, la larva è xilofaga sulle querce e occasionale su altre latifoglie. La Rosalia alpina, specie rara e vulnerabile, vive in boschi maturi di faggio, la larva è xilofaga. Le ultime segnalazioni in quest’area risalgono tuttavia a qualche decennio fa, tanto che la presenza di tale specie in quest’area risulta incerta.